Parliamone con Tiziana

Intervista

Eccoci qui a parlare ancora di SAD. Qual è la differenza, se c’è, tra SAD, SAD simbolico e donazioni regolari?

Sono tre cose decisamente distinte l’una dall’altra. Il SAD – sostegno a distanza si basa sulla forte relazione che si costruisce attraverso la narrativa di una comunicazione e di una serie di mailing tra donatore e soggetto del nostro SAD, bambino, animale, vecchietto, studente, chiunque esso sia, una relazione forte, affettiva, vicina informata, un do ut des per cui il bimbo – è l’esempio più più comune, più eclatante – il bimbo a Natale manda i disegni, racconta di sé, alcune associazioni mandano le pagelle…Vi racconto un episodio: avevo un cliente, un po’ di anni fa che si occupava di SAD e il cliente stesso aveva adottato a distanza, ai tempi si parlava di adozione come dicevo nel precedente video, aveva deciso di sostenere a distanza a questa bambina, una bambina indiana. Già non era contento che fosse una bambina perché, insomma, avrebbe preferito un maschietto… e questa associazione mandava le pagelle, mandava le pagelle, le pagelle dei bambini.

Mi ricordo con divertimento questo cliente che mi disse “l’hanno bocciata” ed era allibito, diceva “no ma io adesso la cambio, questa non va bene a scuola”, questo è un episodio. Ci sono come dicevo tante relazioni tra l’associazione il donatore che servono proprio a rinforzare il legame tra donazioni e bambini, alcune paradossali come quella che vi ho raccontato prima, nel senso che comunque non è figlio tuo, questo deve essere chiaro, mediamente sono bimbi che hanno una famiglia, hanno bisogno di essere sostenuti, per questo la parola sostegno e non adozione. Questo dicevo è il sostegno a distanza.

Il sostegno simbolico è un sostegno, diciamo, da un punto di vista etico forse più trasparente perché si sceglie un bimbo, qualunque, Pietro, Giovanni, Antonella, anche una bimba eh, vanno benissimo le bimbe, che rappresenta quella tipologia, si può scegliere un gatto che rappresenta la tipologia “gatto randagio” o “gatto europeo” o “gatto di razza”, cioè una figura che diventa la figura simbolica, diventa il protagonista della nostra comunicazione.

Ma quella figura non riceve il nostro aiuto, tutte quelle figure che simbolicamente sono rappresentate da quel bambino riceveranno il nostro aiuto, quindi sostanzialmente è una sorta di aiuto palesemente comunitario rivolto ad una categoria, che ha una serie di vantaggi. Intanto la sua narrativa può essere spesa con una discreta efficacia anche attraverso all’offline, quindi attraverso i mailing… è molto più difficile fare SAD, e questo benché sia il nostro core business devo per amor di chiarezza lo devo dire, fare SAD in acquisizione attraverso la carta, non a caso la maggior parte delle associazioni che fanno SAD usano il face to face, si usa anche molto la tv però è estremamente costosa. Mentre invece l’adozione simbolica ha questo vantaggio: è un unico messaggio, non scrivono mille bambini a mille donatori che comporta un impegno gigantesco, con Weworld, con SOS Villaggi dei Bambini…cioè, veramente impegnativo il lavoro che viene fatto da queste associazioni per tenere viva la relazione tra bimbo e donatore e quindi è proprio un’altra cosa.  C’è un’unica comunicazione che documenta le attività relative a quel progetto.

La donazione a regolare è una donazione a mio avviso molto importante, è una relazione che può preludere ad un upgrading a middle donor, a major donor perché scelgo di donare in modo regolare all’associazione, certo, il donatore regolare può farlo, a seconda delle associazioni ovviamente, per due ragioni: uno perché sceglie l’associazione e questo è grandioso; l’altra ragione è che si è innamorato di un progetto, sostiene un progetto, crede nel progetto donne maltrattate, crede nel progetto pane nelle scuole dell’Etiopia, non lo so, qualunque cosa, quel progetto lì è il progetto che lui vuole, il progetto che lui ha sposato, il progetto che rappresenta la sua volontà etica di fare del bene ed è una donazione assolutamente importante perché è meno – a mio avviso, questa è una mia opinione – è meno emotiva, è più ragionata, è più razionale, tiene conto sia del cuore, ovviamente, perché c’è la volontà di fare del bene, ma anche di una parte diciamo razionale che consente al donatore di non farsi abbacinare da altre realtà e voltare il capo, quello lo ha scelto lui, vuole quel progetto e vuole sostenerlo e questo per noi è davvero molto importante.